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Nova tellus

versión impresa ISSN 0185-3058

Nova tellus vol.27 no.2 México nov. 2009

 

Noticias

 

Eleatica 2008-2009

 

Francesca Gambetti

 

Dal 15 al 18 gennaio 2009, nel prestigioso Complesso Alario di Ascea (Salerno), si è svolto l'ormai consueto appuntamento annuale di ELEATICA, dal titolo "Zenone e l'infinito", sotto la salda direzione scientifica del Prof. Livio Rossetti dell'Università di Perugia. Quest'anno le tre lezioni magistrali sono state tenute dal Prof. Jonathan Barnes dell'Université de Paris IV-Sorbonne, che ha cercato, in perfetto stile eleatico, di interpretare i famosi paradossi zenoniani attraverso una chiave di lettura veramente paradossale rispetto alla storiografia corrente, sostenendo che 1) se vogliamo comprendere i paradossi di Zenone dobbiamo rimanere sul piano strettamente fisico, e quindi 2) la matematica non è in grado di risolvere gli stessi; 3) sul piano logico generale, non è vero che Zenone usa il termine infinito come se si trattasse del nome di un numero.

Nella prima lezione, Zenone e la fisica, il pubblico è stato posto subito di fronte ad un primo paradosso: Zenone è un filosofo senza filosofia, diventato famoso per aver inventato il genere della dialettica, per aiutare il proprio maestro Parmenide. Proclo dice che questi ragionamenti dialettici erano quaranta, ma si hanno dettagli significativi solo per sei o sette, mentre altri cinque o sei possono essere ricostruiti congetturalmente. Il paradosso è un'affermazione che va contro l'opinione generale, il senso comune, ma nondimeno è vera. Il paradosso zenoniano, a differenza di quello stoico che deve essere considerato più che altro "un'affermazione strana" (ad esempio solo il saggio è ricco), è un logos che partendo da considerazioni apparentemente condivise, arriva a conclusioni formalmente contraddittorie, come ad esempio il numero delle cose che esistono è finito e infinito, le cose sono piccolissime e grandissime, si muovono e non si muovono. Questa contraddittorietà delle conclusioni, che prevede due argomenti ben precisi, è generalmente riportata da Aristotele in maniera errata: lo Stagirita infatti riferisce solo una parte del ragionamento (ad esempio: le cose non si muovono), quella che egli ha interesse ad attaccare polemicamente in quanto sofisma, o per meglio dire in quanto paralogismo. Barnes però non è interessato ad una ricostruzione storico-filologica dei paradossi, ma preferisce assumere una prospettiva teoretica, che considera Zenone un vero e proprio filosofo vivente, che tratta di importanti verità attuali, riguardanti i concetti di movimento, spazio, tempo e infinito. Limitando l'indagine a quest'ultimo concetto, è opinione comune che quella d'infinito sia una nozione tecnica, complessa e intrinsecamente paradossale. Per Barnes invece il concetto d'infinito usato da Zenone non è tecnico, non è complesso né intrinsecamente paradossale; non è tecnico nello stesso senso in cui intendiamo la nozione di "numeri transfiniti", ma riguarda la nostra idea generale di infinito; non è complesso perché è un concetto che possediamo già all'età di otto-nove anni, quando apprendiamo che la serie dei numeri naturali è infinita, o quando pensiamo alla vita eterna come a una serie infinita di domani. Non è soprattutto paradossale, perché Zenone sapeva bene che la paradossalità è qualcosa di virtuale in quanto dipendente dal nostro modo di descrivere le cose (ad esempio la serie dei numeri naturali è infinita come la serie dei numeri pari che è contenuta nella prima).

Nella seconda lezione, Zenone e la matematica, Barnes ha cercato di dimostrare che non è vero che Zenone avesse una ingenua e errata concezione dell'infinito matematico e che con i suoi argomenti cercasse di opporsi alla crisi diffusa tra i matematici del suo tempo o a certe posizioni filosofiche che tentavano di assimilare i corpi fisici ai numeri. Il suo modello è fisico e non matematico, come generalmente viene creduto dalla maggior parte degli studiosi, tra i quali l'illustre matematico Imre Toth, presente tra il pubblico e animatore di un'appassionante discussione. La matematica contemporanea non è in grado di confutare i paradossi zenoniani (come per esempio si è cercato di fare con la somma di serie convergenti) perché questi riguardano gli oggetti fisici, concreti, e in linea di principio non sono confutati neanche dalla proposta atomistica, perché l'atomo di Leucippo e Democrito è una verità logica, prodotta dal pensiero, e non una verità contingente di cui è possibile fare esperienza.

Nell'ultima lezione, Zenone e la logica, Barnes ha cercato di salvare gli argomenti zenoniani anche sul piano logico generale. Infatti pur prescindendo da eventuali errori di natura fisica o matematica, si è pensato di attaccare l'eleate sul piano strettamente concettuale, accusandolo di usare la parola "infinito" come se si trattasse del nome di un numero. Barnes pensa che con la nozione di infinito, intorno alla quale ruotano tutti i paradossi, non intende affatto un numero. Egli argomenta che la parola "infinito", usata in risposta alla domanda "quante sono queste cose?", indica che non è possibile attribuire un numero alla quantità presa in esame (ad esempio l'insieme dei numeri naturali).

Anche quest'anno i dibatti sono stati animati da un folto numero di studiosi del panorama nazionale e internazionale tra cui G. Casertano, N.-L. Cordero, S. Nonvel Pieri, L. Palumbo, L. Rossetti, M. Wesoly, e dall'ampia delegazione brasiliana composta da M. Campolina Peixoto, G. Cornelli, R. Gazolla, M. Perine.

Molti di questi studiosi, insieme a Serge Mouraviev, Anna Jellamo, Scott Austin, Dmitri Panchenko, hanno anche animato la Winter School "Not just the Eleatics" che si è tenuta ad Ascea dall'8 al 14 gennaio 2009, cioè immediatamente prima di ELEATICA. Docenti, dottorandi e studenti guidati da Livio Rossetti, si sono confrontati in un clima aperto e stimolante su numerose questioni inerenti lo studio del pensiero presocratico, tra le quali i criteri che consentono di distinguere questi primi pensatori dagli esponenti della tradizione poetica e religiosa e la possibilità di un uso più ampio delle testimonianze accanto a quello dei frammenti, per poi procedere a una riconsiderazione dell'identità culturale di molti presocratici. Di grande interesse è stata la presentazione dell'imponente progetto portato avanti da un equipe coordinata da S. Mouraviev, Presocratics online, che ha come obiettivo la messa on line di tutti i frammenti e le testimonianze sui Presocratici, con traduzioni in almeno tre lingue moderne e ampia sezione bibliografica.

Molti altri eventi hanno trovato posto accanto a ELEATICA e Winter School: la mostra intermediale sulla civiltà classica Visione del tempo-Tempo di visione promossa dalla Fondazione Alario in collaborazione con le università di Salerno, della Calabria e altre istituzioni; la presentazione del Premio Zenone, destinato agli studenti della scuola secondaria che produrranno originali modelli esemplificativi dei paradossi zenoniani; l'assegnazione del Premio "Eleatica" per la miglior tesi di laurea sul pensiero eleatico (andata a un allievo di Giovanni Casertano), il conferimento della cittadinanza onoraria di Elea a Nestor-Louis Cordero e a Livio Rossetti, che con i loro studi hanno contribuito in maniera rilevante alla crescita della ricerca sul pensiero eleatico, e l'uscita di due libri strettamente connessi a questi eventi: da un lato N.-L. Cordero et al., Eleatica 2006: Parmenide scienziato? (pubblicato dall'editore tedesco Academia Verlag) e dall'altro L. Rossetti, I sophoi di Elea: Parmenide e Zenone (Bari, ed. Levante), volumetto pensato per i licei e per i visitatori degli scavi, e arricchito da una stimolante appendice iconografica a cura di Francesco De Martino.

Le sessioni precedenti hanno avuto luogo alla fine del 2007, nell'autunno 2006 e nell'autunno 2004. La prossima sessione avrà luogo nella primavera 2010. Relatore principale sarà il prof. Alexander Mourelatos. Le sue lezioni magistrali verteranno su Senofane di Colofone. Per maggiori informazioni v. http://eleatica.fonda-zionealario.it

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