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Nova tellus

versión impresa ISSN 0185-3058

Nova tellus vol.26 no.1 México ene. 2008

 

Noticias

 

Eventi Eleatici (2006–2007)

 

Massimo Pulpito*

 

* Universidad de Macerata. Correo electrónico: mpulpito@libero.it

 

Che il pensiero presocratico sia oggetto di rinnovato interesse da parte degli storici della filosofìa antica, sembra ormai un dato accertato. Ai numerosi indizi di ciò che appare come una nuova stagione di studi presocratici, si aggiungono ora tre convegni che si sono tenuti nel biennio appena trascorso, e che hanno concentrato la loro attenzione su una delle correnti principali e più influenti del primo pensiero greco: l'eleatismo.

Ad aprire questa serie di simposi è stata Eleatica 2006, la sessione di studi tenutasi ad Ascea Marina, in provincia di Salerno (località nel cui territorio è situato il sito archeologico dell'antica Elea), svoltasi dal 24 al 26 novembre 2006. Eleatica, nata su iniziativa di Livio Rossetti (Università di Perugia), e organizzata dalla Fondazione Alario e dal Comune di Ascea, ha inteso riprendere e "istituzionalizzare" le Giornate di Studi Filosofici Eleatica 2004, che nascevano come evento puntuale e isolato (sebbene sul solco della Scuola Estiva di Studi Superiori collegata all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, spesso incentrata su questioni eleatiche e sempre ospitata dalla Fondazione Alario).

Con gli incontri del 2006 si è voluto dare inizio ad una serie di appuntamenti di carattere annuale, che non solo raccolgano i maggiori studiosi dell'eleatismo e del pensiero presocratico in genere, oltre agli studenti interessati e al pubblico colto, ma anche che rendano Ascea il centro di una comunità intellettuale che veda crescere attorno ai seminari, importanti iniziative di diverso genere, sebbene tutte di notevole spessore (come concerti, mostre, visite guidate e conviviali a base di prodotti tipici), in primis volte a valorizzare lo straordinario patrimonio archeologico e ambientale del territorio cilentano. È quello che è avvenuto, appunto, con Eleatica 2006, che tra l'altro, a latere dei lavori, ha previsto una visita guidata ai resti di Elea–velia.

Va da sé che il valore dell'iniziativa risiede in primo luogo nella qualità della sessione di studio, che ha visto come docente principale Nestor–Luis Corderò, professore emerito all'Università di Rennes e figura di primissimo piano nel panorama degli studi parmenidei. Cordero ha tenuto una lezione magistrale sul tema che ha rappresentato il filo conduttore dell'intero convegno: Parmenide scienziato? Un tema, come si vede, altamente problematico (come sottolineato dal punto di domanda), soprattutto perché lo studioso invitato a confrontarsi con esso, è stato uno dei più convinti assertori della negatività della Doxa parmenidea, identificata tradizionalmente con la seconda parte del poema, quella in cui trovano spazio proprio le teorie scientifiche. Tuttavia, Corderò ha mostrato di aver operato un parziale ripensamento sulla questione della scienza parmenidea, proponendo una nuova lettura, capace di accogliere la validità della teorizzazione fisica di Parmenide, pur mantenendo inalterato il giudizio negativo nei confronti della Doxa.

Il vivace dibattito e gli interventi che hanno fatto da cornice alle lezioni magistrali (a prendere la parola sono stati, fra l'altro, studiosi come Giovanni Cerri, Chiara Robbiano, Arnold Hermann, Francesca Gambetti, Massimo Pulpito, lo stesso Livio Rossetti) hanno dimostrato la crucialità degli argomenti affrontati e arricchito lo spettro delle interpretazioni, che va dall'assoluto separatismo tra le due sezioni del poema, proposto audacemente da Rossetti, al tentativo di connessione delle stesse, perseguito da Cerri già nella sua edizione dei frammenti del 1999. Si attendono ora gli atti del convegno del 2006, nei quali troveranno posto anche questa approfondita discussione a molte voci sulle tesi di Cordero e una replica dello studioso.

Il secondo importante evento eleatico ha avuto luogo a Buenos Aires, dal 30 ottobre al 2 novembre 2007: si tratta del convegno internazionale dal titolo Parmenides, venerable y temible, organizzato dalla UNSAM — Universidad Nacional de San Martín (Argentina), da Hyele— Institute for Comparative Studies (Svizzera) e dalla Parmenides Publishing (USA), che ha inteso riunire i maggiori studiosi internazionali di Parmenide (assieme ad alcuni giovani esegeti), per un confronto tra i diversi approcci ermeneutici sul pensiero del grande eleate, e per un tentativo di aggiornamento della sua lettura, sulla base delle più recenti proposte interpretative. A fare da ponte tra questa iniziativa e quella che ha avuto luogo ad Ascea, è stato il curatore del convegno di Buenos Aires, già protagonista di Eleatica 2006: appunto, Nestor Cordero, naturalizzato francese, ma di origini argentine. Cordero ha fortemente voluto questo convegno nella sua terra, che ha peraltro dato i natali ad un grande parmenidista, come Leonardo Tarán, e che in passato, in un momento drammatico della storia italiana, ha ospitato uno dei più grandi storici della filosofia antica italiani (che pure si occupò tra le altre cose di Parmenide): Rodolfo Mondolfo.

Le relazioni hanno toccato le questioni principali poste dal poema parmenideo. Il tema oggetto di Eleatica è tornato prepotentemente anche nell'incontro 'porteño': lo stesso cordero (La fisica parmenidea no forma parte de la doxa) ha infatti ripreso e approfondito le idee presentate ad Ascea, proponendo un'inedito riarrangiamento dei frammenti, che sposta la fisica parmenidea nella sezione sulla Verità, separandola da quella sull'Opinione. Ma a confrontarsi con la questione del rapporto tra le due parti del poema (dalle implicazioni fisiche dell'ontologia parmenidea allo statuto di verità della Doxa) sono stati, in vario modo e con diverse proposte esegetiche, spesso molto radicali, anche altri studiosi. Jean Bollack (La presence du monde dans la definition de l'Étant), cui, per inciso, è stato conferito un dottorato honoris causa dalla UNSAM, si è concentrato sui rimandi incrociati tra la trattazione della Verità e quella dell'Opinione, mostrando come Y eon, oggetto della prima parte, e il cosmo, oggetto della seconda, si richiamino reciprocamente. Giovanni Casertano (Parmenide, studioso della natura) ha riconfermato la sua celebre lettura epistemologica dell'eleate, centrata sull'idea che Parmenide si collochi senza equivoci nella storia dei dibattiti scientifici presocratici, ritenendo altresì di poter individuare nel pensiero dell'eleate anticipazioni di concetti fondamentali della fisica contemporanea. Come Corderò, anche Alexander Mourelatos (Parmenides, Astronomy and Scientific Realism) ha sostenuto in passato un'interpretazione che svaluta il significato della Doxa parmenidea (ritenendola un puro esercizio ironico della Dea), e adesso lo rimette parzialmente in discussione. Lo studioso (il cui libro su Parmenide del 1970, The Route of Parmenides, è il più antico tra quelli scritti dai partecipanti al convegno, e uno dei più influenti, in particolare nell'area angloamericana) propende ora per una rivalutazione del contenuto scientifico della Doxa, pur senza rinnegare l'impianto interpretativo precedentemente proposto. Hanno presentato un'interpretazione convergente Massimo Pulpito (Parmenide e le forme) e Panagiotis Thanassas (Parmenidean Dualisms), entrambi favorevoli a riconoscere nella seconda parte del poema, due diverse trattazioni, una negativa (le opinioni dei mortali) ed una positiva (le teorie fisiche). Pulpito ha proposto una nuova lettura del verso 8.53, contestando l'idea che le forme siano il Fuoco e la Notte, e identificandole invece con tutti gli oggetti fisici visibili; Thanassas ha invece discusso la presunta esclusività delle nozioni di monismo, dualismo e pluralismo, mostrando come in Parmenide queste nozioni coesistano, implicandosi reciprocamente, sebbene ponendosi su piani diversi. Anche José Solana Dueso (Parménides, lógica y ontologia) si è occupato della questione del rapporto tra le due sezioni del poema: lo studioso ammette il valore della sezione fisica del poema di Parmenide, ma ritiene che ciò possa essere sostenuto solo se si riconosce nella prima parte del poema l'esposizione propedeutica di un vero sistema logico–modale.

Nonostante l'eterogeneità degli approcci e delle soluzioni, in questo gruppo di studiosi, è emerso un quadro tendenzialmente favorevole alla rivalutazione del ruolo della cosmologia parmenidea nell'economia del poema. Per stare agli studiosi più importanti, si potrebbe dire che vi sia stato un timido avvicinamento di Cordero e Mourelatos alle antiche posizioni di Casertano.

Su aspetti diversi della dottrina parmenidea, ugualmente decisivi, si sono concentrati i restanti contributi. Di questioni classicamente ontologiche si sono occupati: Scott Austin (Existence and Essence in Parmenides), che ha mostrato come nel pensiero di Parmenide avvenga un collasso concettuale tra le nozioni di esistenza ed essenza, che la storia successiva dell'ontologia tenderà a separare; Lambros Couloubaritsis (Temps et étre chez Parménide), che ha riconfermato la lettura atemporalista di Parmenide, ritenendo il concetto di ora assoluto in cui si collocherebbe l'essere parmenideo, una nozione essenziale per cogliere la stessa struttura narrativa del poema; e Chiara Robbiano (What is Parmenides' Being?) che ha proposto di intendere X eon parmenideo come la nozione che esprime l'unità tra ciò che è (stabile, omogeneo ecc.) e il pensiero che lo coglie, e che si pone come termine di riferimento della giusta prospettiva da cui la realtà va osservata, secondo l'insegnamento della Dea. Alle tematiche stilistiche (già sfiorate in altri contributi) e alle loro implicazioni ermeneutiche, erano dedicate le relazioni di Barbara Cassin (Comment traduire Parménide?), che si è confrontata con la delicata questione della complessità testuale del poema e di come essa condizioni pesantemente la comprensione del pensiero parmenideo, e Fernando Santoro (Ta semata: para una genealogia de la idea de categorìa), che ha mostrato in maniera suggestiva le forti analogie tra la deduzione dei semata del frammento 8 e i cataloghi genealogici dell'epica sapienziale arcaica. Delle valenze gnoseologiche della dottrina parmenidea si sono interessati Patricia Curd (Thought and Immateriality in Parmenides) e José Trindade Santos (A função do 'pensamento ' no argumento do Poema de Parménides). Curd ha insistito sulla separazione tra il pensiero delYeon, indipendente dagli stati corporei e dalla sensazione, e quello dei mortali, condizionato dalle affezioni percettive della Luce e della Notte. Trindade Santos si è occupato, invece, dei passi in cui la Dea indica il rapporto tra il pensiero e l'essere, riconoscendo in questo l'indicazione di un metodo che ritraduce l'esperienza in sapere. Infine, della vexata quaestio del rapporto tra Platone e Parmenide si è occupato Arnold Hermann (Parricide or Heir? Plato's Uncertain Relationship to Parmenides), mettendo in discussione ancora una volta l'efficacia teorica del celebre parricidio. Il convegno ha dato, inoltre, spazio a giovani studiosi argentini che hanno proposto interessanti lavori intorno a temi non secondari di filosofia antica (dal presunto eleatismo dei megarici, al parricidio platonico, fino all'ontologia aristotelica).

Appena un mese più tardi, tra il 29 novembre e il 2 dicembre del 2007, si è tenuta la nuova edizione di Eleatica ad Ascea Marina, sul tema Parmenide: suoni, immagini, esperienza. Le lezioni magistrali questa volta sono state affidate alla professoressa M. Laura Gemelli Marciano dell'Università di Zurigo, che ha proposto una lettura affascinante di Parmenide e Zenone, incentrata sull'idea che l'opera dei due eleati descriva più un'esperienza esistenziale di tipo ascetico che una dottrina razionale, lettura che ha acceso un forte dibattito tra i molti studiosi presenti. Particolarmente critici dell'approccio proposto dalla studiosa sono stati Mourelatos, Cordero e Casertano. Per questa edizione Eleatica ha presentato un programma di eventi ancora più articolato, ma soprattutto ha ospitato il comitato promotore della International Association for Presocratic Studies, un progetto di grande rilievo, che ha l'obiettivo di chiamare a raccolta gli studiosi del pensiero presocratico di tutto il mondo.

Il successo di queste iniziative è il segno inequivocabile della necessità di momenti di confronto e coordinamento tra gli studiosi internazionali del periodo in cui la filosofia stessa è sorta, e la cui freschezza di pensiero si rivela sempre densa di prospettive storiche e teoriche. E questa necessità è ancora più forte in un'era in cui la comunicazione a distanza si è enormemente semplificata. È proprio in un momento storico come il nostro, infatti, che la filosofia e chi ne studia la storia, avverte in maniera più urgente la necessità di quel confronto de visu, di cui proprio i presocratici furono grandi maestri. Che dunque sia già annunciata un'altra sessione di Eleatica dedicata, questa volta, alla figura di Zenone, con Jonathan Barnes come docente principale e con previsione di un Premio Zenone da istituire per l'occasione, costituisce una notizia decisamente attraente: una risposta ulteriore alla "domanda di presocratici" che si respira in questi anni.